giovedì, Luglio 25, 2024

 

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Il new deal delle fiere

La pandemia da Covid-19, che è ancora in corso e contro la quale stiamo combattendo da oltre un anno e mezzo ha accelerato dinamiche già in atto e, inevitabilmente, rilanciato la questione della sovranità alimentare, con annessi corollari, altrettanto rilevanti, legati all’approvvigionamento alimentare, alla logistica, ai trasporti, alla sicurezza alimentare intesa innanzitutto come garanzia all’accesso al cibo e, secondariamente, come salubrità e qualità del cibo.

L’agroalimentare si è ritrovato – analogamente agli strumenti e dispositivi medicali per la salute pubblica – al centro del dibattito mondiale. Il cambiamento ha riguardato, più estesamente, segmenti con i quali l’agroalimentare interagisce, come nel caso delle fiere.

Di colpo le manifestazioni fieristiche, a caccia di nuovi record di presenze, hanno dovuto fronteggiare il nodo delle chiusure forzate e, in questa fase di progressiva riapertura, devono fare i conti con un nuovo approccio, innanzitutto di barriera al virus.

Messa in sicurezza dei padiglioni e, inevitabilmente, ingressi controllati o contingentati impongono di ripensare integralmente o quasi il modello fieristico. Stand meno affollati, tecnologie informatiche e digitali per la raccolta dei dati e la catalogazione/archiviazione dei clienti e dei nuovi contatti, spazi più ampi. Sono alcune delle premesse di un nuovo corso, che dovrà selezionare in partenza gli espositori e, assolutamente, i visitatori.

Si andrà, dunque, a nostro avviso, verso soluzioni espositive e metodologie di approccio che richiedono un modello rigoroso B to B, per rispondere ai bisogni dei diversi settori professionali, in rapida evoluzione in ogni segmento della catena di approvvigionamento. La verticalizzazione delle filiere agroalimentari (cerealicole, lattiero casearie, ortofrutticole, carni, ecc.) sarà irrinunciabile.

Il nuovo format riguarderà, pensiamo, ogni tipologia di rassegna fieristica, con maggiore urgenza per quelle del settore agroalimentare e biologico, dove si dovranno verosimilmente adottare protocolli di sicurezza ancora più rigorosi.

Fiere più brevi, ipotizziamo, per concentrare gli incontri e ridurre tempi e costi (verso i quali le imprese sono più sensibili, dopo il crollo del Pil e il percorso di ripresa non sempre agevole); manifestazioni super controllate e con la possibilità di ottimizzare la raccolta e la veicolazione dei big data (chiaramente nel rispetto della privacy, ça va sans dire).

Nell’ora più buia della pandemia gli operatori hanno apprezzato la formula digitale, in grado di intercettare un numero significativo di addetti, in particolare se il ricorso alle connessioni a distanza riguardano convegni ed eventi legati alla formazione. Non potranno mai sostituirsi all’approccio in presenza delle fiere classiche, ma si sono rivelati strumenti utili per aggiornamenti e approfondimenti di temi di attualità e topic-time.

Le fiere del futuro dovranno tenerne conto, anche per creare un legame duraturo nel corso dell’anno. Sì dunque a convegni veloci, aggiornamenti e approfondimenti di alto livello. Alle lunghe sessioni convegnistiche è forse meglio preferire formule smart, più rapide, in grado di fornire informazioni complete, affiancando alle questioni tecniche degli approcci di visione.

I buyer nazionali ed esteri restano al centro della manifestazione e la formula espositiva mista, fra presenza nei padiglioni fieristici e l’opportunità di contatti esclusivi virtuali e degustazioni a distanza, saranno un plus in una fase mondiale in cui stiamo assistendo a una nuova globalizzazione.

Restando nell’ambito agroalimentare, il new deal delle fiere prevede un approccio innovativo anche per le degustazioni e i laboratori. La professionalità sarà il requisito fondamentale per la sicurezza in fiera e su questo fronte è sempre più necessario affiancare all’esperienza reale una comunicazione mirata ai player coi quali siamo già in contatto o entreremo in contatto grazie alle rassegne alle quali sarà inevitabile partecipare. Stare fuori, rimanere spettatori, non premierà affatto.

Le certificazioni saranno sempre più un requisito richiesto, purché non siano solo pezzi di carta da esibire, ma siano veramente una garanzia di una filosofia aziendale e della sua corretta declinazione.

L’agroalimentare e il biologico hanno bisogno di concretezza per affrontare le nuove sfide. Siamo pronti.

     


     

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