giovedì, Luglio 25, 2024

 

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Il contratto di rete: una risorsa per la filiera agroalimentare

Tanto si è discusso negli ultimi anni sulla possibilità di rafforzare il mercato agroalimentare italiano per dargli modo di essere più competitivo nel panorama interno e internazionale. In molti settori, infatti, esso appare disorganizzato per la presenza di molte piccole realtà di imprenditori che, se pur con prodotti di eccellenza, non riescono ad imporsi su mercati che potrebbero garantire un sicuro successo economico. L’individualismo in un mercato sempre più globalizzato non potrà mai dare quella spinta decisiva ad un settore del mercato italiano fondamentale, quale quello agroalimentare.

Ecco perché nel 2009 fu introdotto nel nostro ordinamento il cd. “contratto di rete” che presenta caratteristiche peculiari e ben si adatta alle filiere agroalimentari, spesso parcellizzate in tante piccole realtà. Esso si differenzia dal consorzio, dall’associazione temporanea di imprese, dal franchising per assumere sue caratteristiche proprie sia quando la rete assuma una sua personalità giuridica propria, sia quando i singoli imprenditori mantengono propria autonomia giuridica.

Il “fare rete” o network consente di risolvere molte criticità di una filiera agroalimentare. Da un lato consente la creazione di un “marchio comune”, consente di dividere i costi su opere di bonifica di un territorio, la partecipazione in comune a studi scientifici e di sperimentazione, la maggior tutela e valorizzazione dei prodotti biologici coltivati su un particolare territorio. Tutto ciò in correlazione al sicuro beneficio del singolo partecipante a vedere pianificata la sua produzione annuale mettendosi in molti casi al riparo da fluttuazioni di mercato o climatiche, inserendo ad esempio anche clausole di solidarietà. Una rete di imprese ha anche maggiori opportunità di accedere al mercato del credito bancario o ottenere agevolazioni e finanziamenti pubblici, che siano nazionali o europei. I partecipanti alla rete possono, altresì, fissare dei criteri qualitativi sia per le materie prime che per i processi produttivi e dunque incidere sul prodotto finale, così da potersi presentare sul mercato con un bene di sicura eccellenza.

Del resto nel 2019 la presenza dei contratti di rete nelle filiere ha registrato un incremento del 13% più o meno omogeneamente su tutto il territorio nazionale, con una presenza di tale forma di aggregazione in maggior parte nel settore agricolo e animale, anche per la maggiore complessità del processo produttivo di trasformazione del prodotto.

In buona sostanza il consolidamento delle reti di impresa dipenderà molto dalla capacità a far passare il messaggio che “l’unione fa la forza” in molti settori della nostra economia tra cui  sicuramente quello agroalimentare.

     


     

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