Accordo di trilogo sul quadro di certificazione per l’assorbimento del carbonio dei suoni agricoli (Carbon farming) 

Il mese scorso il Consiglio e il Parlamento hanno raggiunto un accordo provvisorio sul quadro di certificazione per l’assorbimento del carbonio, che costituisce un primo passo importante anche se lascia ancora aperte alcune questioni. 

Per quanto riguarda il sequestro del carbonio nei suoli agricoli, la normativa prevede due categorie:

(1) sequestro  del carbonio nei suoli agricoli (ad esempio ripristino delle foreste e del suolo, gestione delle zone umide), minimo 5-10 anni.

(2) riduzione delle emissioni del suolo derivanti dal sequestro del carbonio nei suoli agricoli (riduzioni di protossido di carbonio e protossido di azoto derivanti dalla gestione del suolo, ad esempio gestione delle zone umide, pratiche di non lavorazione del terreno e colture di copertura, riduzione dell’uso di fertilizzanti combinati con pratiche di gestione del suolo), minimo 5-10 anni.

Contrariamente alla posizione del Parlamento,  non sono incluse riduzioni delle emissioni degli allevamenti (una revisione avverrà nel 2026).

L’aspetto positivo è che esiste un co-beneficio obbligatorio in termini di biodiversità per il sequestro del carbonio nei suoli agricoli, tuttavia la formulazione si estende anche alla “salute del suolo ed evitare il degrado del suolo,”  riducendo quindi l’importanza della biodiversità stessa. L’uso dei certificati non è stato definito ma è legato alla Green Claims Directive (non ancora definitiva) e alla Corporate Sustainability Reporting Directive. Inoltre, vi è una mancanza di chiarezza sul doppio conteggio e nessuna chiarezza su come evitare gli impatti sociali (impatti sui terreni/speculazione).

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